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Archive for gennaio 2009

E’ Sabato 17 Gennaio,  mancano tre giorni al giuramento di Barack Obama e dunque all’inizio effettivo del suo mandato.

Chi vivrà ( lui vivrà ? ) vedrà.

Intanto, pochi giorni fa, esattamente il 12 Gennaio, Barack Obama, ha avuto il suo primo incontro con un presidente straniero. Ha scelto un presidente latinoamericano: Felipe Calderòn.

Per chi conosce l’America Latina, è inutile dire che è un presidente criticatissimo per i suoi metodi criminali di “combattere” il narcotraffico.

“Si appoggia ad una banda per colpire un’altra banda” sostiene il Subcomandante Marcos.

“I nostri legami sono forti e credo che potremo rafforzarli ancora di più”, ha detto Obama parlando dei rapporti bilaterali. Anche Calderón si è mostrato ottimista: “Sono sicuro – ha dichiarato – che questo incontro sarà l’inizio di una straordinaria epoca di collaborazione”.

Obama, inoltre, ha dichiarato “Nonostante negli ultimi anni si siano prodotte delle tensioni tra Stati Uniti e America Latina, siamo pronti a voltar pagina e ad aprire un buon capitolo di questa storia

Questa dichiarazione, dimostra che Obama deve ancora imparare a comportarsi da presidente degli Stati Uniti, infatti, il giorno dopo, Hillay Clinton ha puntualizzato: che Washington si riavvicinerà ai paesi latinoamericani, “i nostri alleati più vicini” e che utilizzerà la “diplomazia diretta” per promuovere la cooperazione su una serie di temi di mutuo interesse. Come se non bastasse, ha aggiunto che:

“Molto spesso la politica statunitense verso le Americhe negli anni recenti è stata negligente con i nostri amici, inefficace con i nostri avversari e con scarso interesse nei confronti delle sfide importanti per la vita dei popoli della regione. Questo vuoto creato dalla mancanza di una partecipazione sostenuta degli Stati Uniti nella regione è stato riempito in parte da altri, compreso Hugo Chávez, che ha tentato di utilizzare questa opportunità per promuovere ideologie antiquate e antiamericane”.

Tanti aiuti e tanto amore in più a Paesi come il Messico e la Colombia e tanto aiuto e tanto paramilitarismo in più contro  Paesi come Bolivia e Venezuela, insomma.

 

Per attutire il colpo, il nuovo segretario di Stato Hillary Clinton ha sostenuto che l’intenzione di Obama è quella di voltare pagina con Cuba, ma, sottolineando che “non crede che questo sia il momento adatto per sospendere l’embargo”

Mr Obama, non ci siamo.

Assente dal 20 Gennaio al 26 Gennaio

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Non poteva mancare il mio piccolo contributo.

Se nei mesi scorsi, le parole più citate nei telegiornali erano ” La Sinistra”, come mi ha fatto notare il caro amico Belknah, tra gennaio e febbraio, si aggiudica il premio ( sic ) “Gaza City”.

Sono stato zitto dall’inizio sulla qustione Israele – Palestina. Lo sono stato per vari motivi, in primis quella di non sentirmi all’altezza di scrivere un post di mio pugno sulla qustione. La questione è fin troppo complicata, penso.

Così complicata, che, qualsiasi telegiornale identifica il “buono” in Israele e il “cattivo” in Hamas, come se quest’ultima fosse sinonimo di Palestinese.

Cosi complica, che qualsiasi telegiornali, identifica chiunque sia dalla parte del popolo palestinese come fiancheggiatore di Hamas.

E’ chiaro che non si può non avere una posizione netta se si conosce la questione.

In questo lungo tempo, sono stato in giro per siti, blog, forum, a cercare qualcosa da pubblicare che mi convincesse,e, ieri, l’ho trovato. Si tratta di un articolo di Rashid Kalidi.

L’ho trovata nel sito di Daniele Luttazi.

Quello che non sapete su Gaza

di Rashid Khalidi (NYTimes, 7-1-09)

Quasi tutto quello che siete stati portati a credere su Gaza è sbagliato. Alcuni punti essenziali sembrano mancare dal discorso, svoltosi per lo più sulla stampa, circa l’attacco di Israele alla striscia di Gaza.

Il popolo di Gaza

La maggioranza di chi vive a Gaza non è lì per scelta. Un milione e cinquecentomila persone stipate nelle 140 miglia quadrate della striscia di Gaza fanno parte per lo più di famiglie provenienti dai paesi e dai villaggi attorno a Gaza come Ashkelon e Beersheba. Vi furono condotte a Gaza dall’esercito israeliano nel 1948.

L’occupazione
Gli abitanti di Gaza vivono sotto l’occupazione israeliana dall’epoca della Guerra dei sei giorni (1967). Israele è tuttora considerata una forza di occupazione, anche se ha tolto le sue truppe e i suoi coloni dalla striscia nel 2005. Israele controlla ancora l’accesso all’area, l’import e l’export, e i movimenti di persone in ingresso e in uscita. Israele controlla lo spazio aereo e le coste di Gaza, e i suoi militari entrano nell’area a piacere. Come forza di occupazione, Israele ha la responsabilità di garantire il benessere della popolazione civile della striscia di Gaza (Quarta Convenzione di Ginevra).

Il blocco

Il blocco della striscia da parte di Israele, con l’appoggio degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, si è fatto sempre più serrato da quando Hamas ha vinto le elezioni per il Consiglio Legislativo Palestinese nel gennaio 2006. Carburante, elettricità, importazioni, esportazioni e movimento di persone in ingresso e in uscita dalla striscia sono stati lentamente strozzati, causando problemi che minacciano la sopravvivenza (igiene, assistenza medica, approvvigionamento d’acqua e trasporti).

Il blocco ha costretto molti alla disoccupazione, alla povertà e alla malnutrizione. Questo equivale alla punizione collettiva –col tacito appoggio degli Stati Uniti- di una popolazione civile che esercita i suoi diritti democratici.

Il cessate-il-fuoco
Togliere il blocco, insieme con la cessazione del lancio dei razzi, era uno dei punti chiave del cessate-il-fuoco fra Israele e Hamas nel giugno scorso. L’accordo portò a una riduzione dei razzi lanciati dalla striscia: dalle centinaia di maggio e giugno a meno di venti nei quattro mesi successivi (secondo stime del governo israeliano). Il cessate-il-fuoco venne interrotto quando le forze israeliane lanciarono un imponente attacco aereo e terrestre ai primi di novembre; sei soldati di Hamas vennero uccisi.

Crimini di guerra
Colpire civili, sia da parte di Hamas che di Israele, è potenzialmente un crimine di guerra. Ogni vita umana è preziosa. Ma i numeri parlano da soli: circa 700 palestinesi, per la maggior parte civili, sono stati uccisi da quando è esploso il conflitto alla fine dello scorso anno. Per contro, sono stati uccisi 12 israeliani, per la maggior parte soldati. Il negoziato è un modo molto più efficace per affrontare razzi e altre forme di violenza. Questo sarebbe successo se Israele avesse rispettato i termini del cessate-il-fuoco di giugno e tolto il suo blocco dalla striscia di Gaza.

Questa guerra contro la popolazione di Gaza non riguarda in realtà i razzi. Né riguarda il “ristabilire la deterrenza di Israele”, come la stampa israeliana vorrebbe farvi credere. Molto più rivelatrici le parole dette nel 2002 da Moshe Yaalon, allora capo delle Forze di Difesa israeliane:”Occorre far capire ai palestinesi nei recessi più profondi della loro coscienza che sono un popolo sconfitto.”

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No. Non sto parlando del Bidello dell’Isola dei famosi, quello, è già bello che dimenticato da tutti.

“Ei, hai presente Carlo dell’Isola dei Famosi?”

“Chi?”

“Ah, fa nulla, andiamo a berci una birra”

Sto parlando di un altro bidello, una che rimarrà nella storia. Un personaggio che rimarrà nella testa e nel cuore di tantissimi fan: Mario Magnotta. Non posso di certo pubblicare qua certi suoi video o certi suoi audio, cercateli su youtube.

Mario, ci ha lasciati a 66 anni tra il 4 e il 5 Gennaio.

Ovunque tu sia, divertiti, tra una lavatrice, uno scherzo telefonico, una bella banconota da 480.000 mila lire.

 

banconota_944

Mannaggia….

I terroristi ti aspettano Mario 🙂

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